La Mediazione che non ti aspetti

Ritengo sempre più convintamente che la giustizia quella umana, quella che accoglie e comprende il singolo come unico e speciale, si debba perseguire fuori dalle aule dei Tribunali. E lo dico con rispetto per coloro che con competenza e impegno lavorano in Magistratura e nelle Cancellerie, ma le persone hanno sempre più bisogno di un diverso modo di approcciare i problemi di giustizia.

Ma voglio raccontarvi di quanto ho vissuto in prima persona e, forse, non mi sarei aspettata. Quanto vissuto rafforza la mia voglia di continuare su questa strada e rendere queste situazioni sempre più frequenti.

Circostanze: conflitto tra alcuni agenti di un corpo di forze dell’ordine e un privato cittadino.

Casus belli: alcune sanzioni amministrative comminate al cittadino, con atteggiamento un po’ troppo prevaricatorio.

Seguono opposizioni ai ricorsi, con parziale annullamento. Illegittima iscrizione a ruolo di sanzioni sgravate. Una denuncia d’ufficio, delle diffide e la minaccia di una querela con richiesta di provvedimenti disciplinari.

A quel punto l’intuizione: se anche procedessimo con gli iter giudiziali, le relazioni sarebbero definitivamente rovinate, il rispetto dei ruoli del tutto perso e le emozioni delle parti sarebbero solo di rivendica e disprezzo.

Propongo quindi un incontro conciliativo.

Le parti si ritrovano così in uno spazio sicuro di chiarimento, ciascuno ha l’occasione di spiegare le proprie ragioni e il proprio sentire, ciascuno è richiamato al suo ruolo (il pubblico ufficiale appartenente alle forze dell’ordine e il privato cittadino residente e parte della comunità vigilata da quelle forze dell’ordine).

Il privato cittadino nel rispetto della legge formale è stato sanzionato, ottiene in cambio della tregua il riconoscimento delle scuse da parte delle forze dell’ordine per aver travalicato i propri limiti di ruolo e autorità.

Una soddisfazione impensabile riempie le nostre anime.

C’è una fine. C’è un risultato. Ma c’è stato un momento di ascolto e condivisione, di rispetto dell’altro nel suo essere stato anche in errore ma per ragioni che riteneva valide e che ha potuto esternare.

ecco allora quando parlo di giustizia umana…. intendo questo. E’ normale che una comunità si doti di norme e di rimedi, ma dobbiamo ricordarci che queste devono tutelare le persone, in quanto portatrici di valore e di emozioni. La comunità è fatta di relazioni e non di giudizi ed etichette vuote.